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PRESENCE

I tuoi dati

Un registratore di presenze, non un sistema di controllo.

La differenza non è di parole: è quello che il prodotto è stato costruito per non poter fare. Questa pagina dice cosa succede davvero ai dati, con abbastanza dettaglio da poterla far leggere a chi te lo chiederà.

Il GPS non c'è.

Non «non lo usiamo»: non è stato scritto. In tutto il prodotto non esiste una riga che legga una coordinata, e non deve comparirne mai una.

La ragione non è tecnica ed è più solida di una promessa commerciale. L'articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori esclude dal proprio regime gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze — e un sistema che dice dove è stata una persona nel corso della giornata esce da quell'esclusione. Restare un registratore di presenze è ciò che tiene te, che lo installi, fuori da un procedimento che richiederebbe accordo sindacale o autorizzazione dell'Ispettorato.

La biometria non lascia il telefono

L'impronta serve a sbloccare una chiave che sta dentro il telefono. Al server arriva una firma, mai un dato biometrico — che è quello che tiene PRESENCE fuori dall'articolo 9 del GDPR, il più severo.

Le timbrature non si modificano

Nessuno, nemmeno noi, cambia una timbratura. Si aggiunge una rettifica con autore e motivazione, e resta scritto sia il valore nuovo sia quello di prima. È ciò che rende un foglio ore difendibile.

Separazione imposta dal database

I dati di due aziende non si toccano, e non perché il programma stia attento: è il database stesso a rifiutare una lettura fuori dal proprio perimetro. Un errore di programmazione non può far vedere i dati di un altro.

Cifratura sui dati personali

Codice fiscale e IBAN sono cifrati campo per campo, non solo il disco. Chi leggesse il database senza le chiavi troverebbe byte.

Copie ogni notte, verificate

Il salvataggio non basta se nessuno lo riapre mai: le copie vengono rilette per controllare che siano davvero recuperabili.

Nessuna sanzione automatica

Il sistema segnala, l'umano decide. Non esiste una regola che tolga ore, chiuda una giornata o produca una contestazione da sola — anche per l'articolo 22 del GDPR, che sulle decisioni automatiche è netto.

Una cosa che va detta

Il promemoria del beacon chiede il permesso «posizione».

Dove c'è un beacon sul posto, l'app se ne accorge per ricordarti di timbrare. Android però non consegna a nessuna app i segnali dei beacon se quella app non dichiara di poter accedere alla posizione — vale per noi come per chiunque altro.

Quindi nelle impostazioni del telefono PRESENCE compare fra le app che possono accedere alla posizione. Non la legge. Non esiste nel prodotto una chiamata che chieda dove sei, quel permesso viene chiesto solo a chi lavora dove un beacon c'è davvero, e quello che il telefono sente non esce dal telefono.

Lo scriviamo qui invece di lasciartelo scoprire, perché è la prima riga che guarderà un lavoratore diffidente — e perché un prodotto che si presenta così deve poter essere controllato sulla parola.

Domande che ci fanno tutti

Dove stanno i dati?

Su server nell'Unione Europea. Il software gira sulla nostra infrastruttura: non si installa niente da te, e le chiavi crittografiche restano sotto il nostro controllo.

Chi è il titolare del trattamento?

Sei tu, per i dati dei tuoi dipendenti. Noi siamo responsabili del trattamento e lavoriamo su tue istruzioni. La valutazione d'impatto, dove serve, la fa il titolare — e noi ti diamo tutto quello che serve per scriverla.

Un mio dipendente può vedere le ore di un altro?

No. Dall'app ognuno vede soltanto le proprie. Chi guida una squadra vede le persone della sua squadra, e non gli importi.

Se smetto, mi porto via i dati?

Sì. Le ore, le giornate e i riepiloghi si esportano in formati aperti, quando vuoi, senza chiedere niente a noi.

Il testo completo su cosa raccogliamo e per quanto tempo sta nella pagina della privacy.

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